domenica, 01 novembre 2009

LA ZINGARA - Capitolo I

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Un fiocco di neve si posò sul suo nasino quasi perfetto. Cercò subito nella sua visuale qualcosa dallo sfondo scuro, per verificare se veramente quello che aveva appena scorto fosse vero. In un primo istante credette di essersi immaginato quel puntino di ghiaccio, ma poi guardando con attenzione ne scorse un altro che cadeva, e poi un altro ancora, sempre più frequenti: e la neve cominciò a scendere più copiosa. Era felice! Come tanti adorava quella condizione atmosferica, gli metteva il buonumore e gli dava anche un indescrivibile senso di pace.
 
Tommaso aveva dieci anni, e stava recandosi nella bottega a pochi metri da casa sua, per comprare cibo, dolci e decorazioni per la sera. Era il 31 dicembre, e per lui che era ancora piccolo questa ricorrenza significava restare alzato almeno fino a mezzanotte, cosa che non capitava mai. E poi, l’inizio di un nuovo anno significava crescere, e quando si è piccoli si desidera tanto diventare grandi.
 

Poco prima di entrare nel supermercato una donna coperta da un velo lo fermò e gli prese la mano. Lui la ritirò subito, pensando alle mille raccomandazioni dei genitori di stare attento con gli estranei. Ma poi incrociò i suoi occhi profondi, dolci e sinceri, e da bambino sensibile quale era, capì che di lei si poteva fidare. Le ripose la mano e lei le fece un lieve ma dolce sorriso.

... continua


raccontato da: ScrivereSognare alle ore 10:22 | link | commenti (2)
capitolo facente parte del racconto: la zingara
lunedì, 05 ottobre 2009

LE STAGIONI DELLA VITA - Capitolo Ultimo

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Dopo questo attimo che a me parve fatto di ore e non di secondi, si espresse guardandomi negli occhi, con la sua solita aria tranquilla: “ti ricordi quando qualche mese fa mi chiedesti  se ero felice? Ebbene no, non lo ero, però dandoti quel bacio sulla fronte e stringendo le tue spalle tra le mie cercavo di ritrovare quella felicità persa… E stasera ti ho chiesto di uscire perché ho capito che in tutti questi anni senza saperlo ti ho voluto molto bene. Ero troppo preso prima dagli amici e poi dalla mia ragazza per rendermene conto, ma mi faceva molto piacere quando mi arrivavano sms da te, che ti facevi sentire per sapere come mi andava la vita.
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Ho voluto veramente bene a mia moglie, credimi, altrimenti non avrei deciso di avere con lei Alberto, che è una delle cose più importanti della mia vita, ma con lei da troppo tempo le cose non vanno più bene. Ce ne siamo resi conto insieme per fortuna, l’affievolirsi del sentimento è avvenuto in maniera reciproca e di comune accordo abbiamo deciso di divorziare, accordandoci pacificamente per stare con il piccolo.
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Ed allora ho cominciato a pensare a te in maniera diversa, capendo che in tutti questi anni sei stata tu la ragazza che veramente amavo… l’unica! Sembra una conclusione di comodità per me, ma ti giuro che non è così! Dopo aver capito i miei sentimenti per te di conseguenza ho decifrato molti miei comportamenti del passato, ai quali allora non sapevo dare spiegazione, ad esempio la contentezza che provavo quando mi scrivevi, anche se spesso non ti rispondevo o lo facevo con giorni di ritardo. E’ che cercavo di non darti importanza perché non sapevo di amarti, o non so perché non volevo scoprirlo… forse per paura di soffrire, perché è quando si ama veramente che si soffre se le cose non vanno bene.
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Stasera ti ho chiesto di uscire per dirti tutto ciò, e per chiederti se vuoi diventare la mia ragazza, ed una nuova amica di Alberto, visto che mi chiede sempre di te!”
 
Dopo queste parole rimasi immobile, ammutolita, mi pizzicai una guancia, poi l’altra, sentii dolore quindi non doveva essere un sogno, poi mi scese una lacrima, e un’altra ancora e tante al loro seguito. Non capivo più niente, mi sentivo frastornata, non sapevo cosa dire… tremavo come una foglia.
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Lui avvicinò entrambi i pollici alle mie guance, scorrendole con essi per asciugarle, e mi abbracciò. Allora provai una pace immensa ed il senso di protezione che avevo provato prima, e capii che di lui mi potevo e mi dovevo fidare.
Lo abbracciai fortemente e lo baciai, e la neve cominciò a scendere copiosa.
 
Il desiderio di tutta una vita si era avverato, proprio quando ci avevo rinunciato. 
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The End.

raccontato da: ScrivereSognare alle ore 20:56 | link | commenti (2)
capitolo facente parte del racconto: le stagioni della vita
domenica, 23 agosto 2009

LE STAGIONI DELLA VITA - Capitolo VIII

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Quella sera, inutile dirlo, ero agitatissima!
Puntuale si presentò a casa mia, salii in auto e partimmo in direzione del ristorante. Gli chiesi subito del bimbo e mi disse che stava bene e che era con la madre. Subito gli chiesi se sua moglie sapeva di questa uscita e puntualizzai, come avevo già fatto anche al telefono, che non volevo creare problemi a nessuno. Lui mi tranquillizzò dicendo che era tutto a posto.
Fu la serata più bella della mia vita, inaridita un po’ da una nota dolente… quello che avevo in programma di dirgli. Però durante la serata lui era riuscito a tranquillizzarmi ed a farmi stare bene, quasi facendomi dimenticare il discorso finale, o comunque facendomelo accantonare.
 
Una volta usciti dal ristorante, dove da bravo uomo galante pagò lui, nonostante i miei rimproveri, mi propose di fare una passeggiata. Io accettai anche se faceva veramente tanto freddo, avevano previsto nevicate in quei giorni… amavo la neve e speravo fosse vero, era da qualche anno che non cadeva copiosa nella mia zona Natale.
Dopo pochi passi mi decisi a chiedergli innanzitutto il motivo di quell’uscita, come anticipo al famoso discorso… ma non riuscii ad aprire bocca, lui non me ne diede il tempo. Mi spiazzò prendendomi la mano e lasciandomi di stucco. Ma io dovevo comunque parlargli, chiarire… Dentro di me ero tutta un fremito, la mia mano nella sua e nessuno che intavolava un discorso… Ripresi di nuovo coraggio ma di nuovo lui mi spiazzò! Mi prese delicatamente il viso e lo attirò al suo, stampandomi un bacio indimenticabile sulle labbra, un bacio che pareva non terminare mai. Iniziai a tremare ed a piangere, non potevo più contenere tutte quelle emozioni ed il mio fisico reagì in tal modo. Lui mi abbracciò attirando a sé il mio corpo, e stringendo le sue braccia fortemente intorno alla mia vita. Indescrivibile quello che provai in quel momento: mi sentivo al tempo stesso protetta, al sicuro ma anche vulnerabilissima, per la prima volta nella mia vita ero come un libro aperto, non di parole ma di emozioni!
Risposi al suo abbraccio ricambiandolo, stringendogli le braccia attorno al corpo e poi baciandolo a mia volta.
 
Rimanemmo per un periodo medio-lungo abbracciati così, senza parlare, poi finalmente trovai il coraggio di aprire bocca, senza più essere dolcemente interrotta.  E gli dissi tutto quello che avevo in mente di comunicargli ancor prima di uscire con lui. Gli chiesi scusa per non essermi espressa prima, ma lui mi aveva anticipato per ben due volte, prima prendendomi per mano e poi baciandomi.
Lui non disse nulla mentre parlavo, mi ascoltava con aria incuriosita ma senza lasciar trapelare i suoi pensieri, mi ascoltò attentamente e basta. Quando ebbi terminato tutto il mio discorso seguì qualche secondo di mutismo, quasi come si volesse accertare che avessi concluso, per educazione.
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...continua

raccontato da: ScrivereSognare alle ore 10:42 | link | commenti (6)
capitolo facente parte del racconto: le stagioni della vita
giovedì, 30 luglio 2009

LE STAGIONI DELLA VITA - Capitolo VII

Mi fece gli auguri e mi chiese se ci potessimo incontrare. Mi disse inoltre che gli aveva fatto molto piacere scambiare quattro chiacchiere con me quella volta (che risaliva a circa quattro mesi addietro), e che era stato contento di vedermi. Inoltre confessò che sapeva che fossi in quel bar e che era venuto apposta per quello. Terminò aggiungendo che anche il suo bimbo mi voleva rivedere, e che sovente gli chiedeva di me.


Il mio primo pensiero fu di rifare subito le valige e di scappare ancora via, ma capii che non si può scappare in eterno dai sentimenti.


Allora decisi di dirgli tutto quello che provavo per lui, tutto quello che sentivo quando stavo in sua compagnia ed il nero che tornava intorno a me quando lui non c’era più. Decisi di dirgli tutto ciò, anche se i miei sentimenti li conosceva da tempo ed aveva già affermato di non corrispondere.
Ma io dovevo assolutamente parlagli ancora, ed aggiungere di non farsi mai più sentire né vedere, e consigliargli di cambiare numero di cellulare, così non avrei avuto più modo di mettermi in contatto con lui, nemmeno per sapere semplicemente come stesse, nemmeno per gli auguri in occasione delle varie festività e ricorrenze.


Mi accordai con lui per il giorno e l’orario dell’incontro: praticamente mi invitò a cena e disse che sarebbe passato lui a prendermi. Gli spiegai dove abitavo, perché era già stato a casa mia ma quando stavo ancora coi miei familiari.


Non ci potevo credere, in tutti quegli anni che avevo sperato una situazione del genere mi doveva capitare proprio ora, che avevo deciso di parlargli seriamente e di chiudere definitivamente i ponti con lui!
Sarebbe stata ancora più dura del previsto.

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raccontato da: ScrivereSognare alle ore 14:13 | link | commenti (2)
capitolo facente parte del racconto: le stagioni della vita
mercoledì, 08 luglio 2009

LE STAGIONI DELLA VITA - Capitolo VI

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Parlammo ancora un po’, dei nostri conoscenti in comune, e ci raccontammo tutte le novità al riguardo. Ero tranquilla e serena in quegli attimi, come spesso mi capitava in passato quando mi rapportavo con lui. La sua luce rimase per tutto il tempo sul suo viso e credo anche sul mio.
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Ordinai un altro aperitivo per me ed uno per lui. Sorseggiai ed abbassai lo sguardo sul bicchiere, lo vidi mezzo pieno. Alzai lo sguardo e stavolta c’era una persona dinnanzi a me, una persona che mi stava parlando e che mi prendeva un po’ in giro ogni tanto, come ai vecchi tempi.
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Poi, non so come mai e contro la mia volontà, le mie labbra formularono una domanda a lui rivolta… “ma tu, sei felice?”. Subito mi diedi della stupida per questo, ed arrossii visibilmente. Gli chiesi immediatamente scusa e gli dissi di far finta di non aver sentito. Sapevo quanto fosse riservato e quella domanda non avrei mai dovuto fargliela.
Lui invece mi sorrise e mi baciò sulla fronte, stringendo tra le mani le mie spalle, ma non mi rispose nulla. Non riuscii ad interpretare quel suo gesto, mi infuse comunque molta dolcezza e tenerezza.
 
Purtroppo arrivò il momento dei saluti, e lui dopo aver pagato entrambe le bevande, sparì oltre la soglia della porta, mano nella mano col suo bimbo, il quale mi diede un bacio prima di unirsi al padre.
Mi scese una lacrima, per fortuna quando Paolo era già uscito.
Quei momenti mi mettevano addosso un’enorme allegria, ma finito l’attimo era più dura tornare alla realtà…
 
Cancellai il suo numero, come già tante volte avevo fatto invano, perché comunque lo conoscevo a memoria e prima o poi ricapitava che lo rimemorizzassi.
Ma questo volta ero fermamente convinta a ricominciare da zero.
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Presi coraggio e decisi di sparire per un po’ all’estero. Trovai un lavoro, tramite un’Agenzia, in Svezia, così avrei avuto anche l’occasione di perfezionare il mio inglese ed il mio francese molto scarsi, e per imparare un po’ il tedesco.
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Purtroppo lui non se ne andava dalla mia mente, ma presa dalla nuova vita sicuramente ci pensavo molto meno. La vita lavorativa in Svezia era molto più rilassata che in Italia, meno stressante, e questo mi dava la possibilità di coltivare hobby quali la lettura, la scrittura, il disegno e la fotografia. Riuscii ad abbinare tutti questi passatempo insieme: ricavavo disegni da ciò che leggevo, o dalle fotografie che scattavo, dalle quali a loro volta inventavo delle storie che riportavo sotto forma di racconti. La vita era diventata interessante e bella, nonostante non avessi un compagno, ed avevo conosciuto gente simpatica.
Casa mia mi mancava, le mie amicizie mi mancavano ma non ne soffrivo, anzi mi sentivo arricchita.
Tornai in Italia in occasione del Natale, ed allora ricevetti un sms inaspettato, da un numero non memorizzato ma che riconobbi subito, lo sapevo a memoria…

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raccontato da: ScrivereSognare alle ore 13:34 | link | commenti (1)
capitolo facente parte del racconto: le stagioni della vita
sabato, 20 giugno 2009

LE STAGIONI DELLA VITA - Capitolo V

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Gli chiesi come andasse la vita e cercai di cacciar fuori qualche battuta simpatica, alla quale reagì col suo solito sorriso dolce e vivace al tempo stesso. Almeno quello non era cambiato, e farlo ridere mi faceva provare una certa pace nell’animo… rendeva allegra anche me. Come ai vecchi tempi.
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Parlammo del più e del meno, con qualche accenno anche alla sua famiglia. Non mi disse molto (la sua velata riservatezza non l’aveva persa) ma aggiunse che lì con lui c’era anche suo figlio, di tre anni. Stava giocando coi suoi amichetti ed andò a chiamarlo per portarlo a farmelo conoscere.
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Quando giunse col bimbo in braccio mi salirono le lacrime agli occhi, per tutta una serie di motivi: mi faceva tenerezza lui con suo figlio stretto e protetto fra le sue spalle forti, e mi faceva tenerezza la luce che improvvisamente gli si era accesa, quella luce che poco prima avevo cercato e non trovato, nei suoi occhi, quella luce che era minimamente ricomparsa in occasione di qualche mia abituale battuta; ero anche gelosa, inutile nasconderlo a me stessa, del fatto che aveva avuto quello splendore di bimbo con un’altra ragazza, quando io per anni mi ero illusa che prima o poi lui mi avrebbe corrisposto, e questo non era mai accaduto.
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Suo figlio era quel fanciullo che avevo notato prima e che mi ricordava qualcuno ma non riuscivo a capire chi… ora l’avevo capito, perché era uguale a suo padre, stessa espressione, stessi occhi, stesso sorriso… o meglio, mi ricordava molto la sua espressione di quando aveva diciotto anni, e mi ero innamorata di quella sua luce.
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Pronunciai qualche parola simpatica e dolce a quel batuffolo di carne, che poi tornò a giocare coi suoi coetanei. Ma capii che gli stavo simpatica, perché volle prima baciarmi e poi mi chiese quando ci saremmo rivisti.
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Non vidi la madre, moglie di Paolo, ma non volli entrare nei particolari quindi non feci nessuna domanda indiscreta.
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raccontato da: ScrivereSognare alle ore 10:34 | link | commenti (6)
capitolo facente parte del racconto: le stagioni della vita
venerdì, 05 giugno 2009

LE STAGIONI DELLA VITA - Capitolo IV

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E non appena focalizzai tale presenza rimasi di stucco: il cuore cominciò a palpitare fino quasi a farmi male, mi rigirai un momento perché odiavo farmi vedere arrossire, e perché a causa della forte agitazione non sarei riuscita nemmeno a balbettarla, una frase intera.
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Mi presi qualche secondo per parlare con me stessa, cercando di convincermi a calmarmi, non stavo certo salendo al patibolo, non servì a nulla ma mi girai comunque verso quella persona che stava ancora alle mie spalle, forse stranìta del mio comportamento, forse pazientemente in attesa.
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Mi alzai e gli strinsi la mano, salutandolo inoltre con qualche bacio sulla guancia come d’abitudine.
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Quanto tempo era che non lo vedevo? Questa domanda che feci tra me e me era futile, e solo io sapevo quanto, perché ricordavo benissimo le date di quando lo incontravo, anche perché negli ultimi anni queste ricorrenze si potevano contare sulle punte delle dita, di una sola mano.
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Erano passati tre anni dall’ultima volta, e la mia prima impressione su di lui fu di una persona posata, tranquilla, forse serena ma… spenta e triste.

Anche io negli ultimi tempi mi ero leggermente incupita, ma come avevo pensato poco prima, anche l’Uomo ha le sue stagioni.

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raccontato da: ScrivereSognare alle ore 16:05 | link | commenti (5)
capitolo facente parte del racconto: le stagioni della vita
sabato, 16 maggio 2009

LE STAGIONI DELLA VITA - Capitolo III

Entrarono dei bambini rumorosi e sorridenti, mi davano quasi fastidio perchè ero gelosa della loro allegria, della loro vivacità, dei loro occhi che brillavano… come i miei una volta. Ma poi capii che era giusto e normale così, come la natura anche noi passiamo attraverso varie stagioni che dobbiamo per forza vivere, e quella dell’innocenza ormai era rinchiusa nel profondo del mio cuore. La tenerezza però prevalse al fastidio, ed anche io sorrisi davanti ai loro visi illuminati.

Osservai bene quelle rose fresche e radiose, e la mia attenzione cadde su di un bimbo di circa tre anni, dagli occhi neri e dai capelli color oro. Quel taglio dello sguardo mi ricordava qualcosa… e quel sorriso anche.

Stavo ancora osservando quel fanciullo mentre il mio cervello fondeva, come quando non si riesce a ricordare un nome o comunque a riconoscere delle fisionomie, e ci si tartassa fino al momento in cui la memoria ci dà una mano, quando ad un certo punto sentii picchiettare sulla mia spalla. Il tocco doveva essere proprio fine e delicato, perché non mi girai subito, pensando ad una mosca o semplicemente soltanto ad una mia impressione.

Quando poi però il picchiettìo si ripetè mi decisi a girarmi ed effettivamente c’era una presenza dietro di me.

... continua


raccontato da: ScrivereSognare alle ore 13:16 | link | commenti (1)
capitolo facente parte del racconto: le stagioni della vita
sabato, 18 aprile 2009

LE STAGIONI DELLA VITA - Capitolo II

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Le amiche di un tempo erano rimaste tali, ogni tanto ci si vedeva e sentiva, quindi effettivamente non ero sola. Avevo anche l’appoggio e la compagnia della mia famiglia, e dei parenti più cari, anche se nell’ultimo periodo avevo deciso di prendere un appartamento in affitto, e di vedere se fossi in grado di cavarmela da sola.

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Ogni giorno sentivo la mancanza di un compagno col quale parlare, scambiare opinioni, discutere, ridere, dormire, mangiare… e tutti i giorni pensavo a “lui”, ormai sposato. Ogni notte qualche lacrima scendeva sul mio viso.

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Ma la vita da sola aveva anche i suoi lati positivi: avevo capito che ero in gamba, riuscivo a cavarmela da sola, ed anche il lavoro mi piaceva, impiegata in un ufficio di poche persone ma molto legate tra di loro, ero stata fortunata a trovare un ambiente così sincero, più unico che raro. Anni prima avevo avuto il coraggio di lasciare un ambiente pesante e teso, per poi rischiare di non trovare null’altro, o di cadere dalla padella alla brace. Era stata dura, era stato difficile ma ce l’avevo fatta. Dopo vari tentativi diedi ascolto al consiglio di un’amica, che mi disse che l’avrei capito io stessa quando avrei trovato il lavoro che faceva per me, l’ambiente a me consono. Ed infatti fu così, quando entrai in quell’ufficio per fare il colloquio fu amore a prima vista.

 

Guardai il bicchiere, era mezzo pieno, e se lo vedevo mezzo pieno significava che pensavo in positivo, però quando alzai lo sguardo dal bicchiere e non vidi nessuno davanti a me… lo vidi mezzo vuoto. Sentii un nodo in gola, che cercai di cacciare giù, operazione alquanto difficile.

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Con fatica finii il mio drink e mi bloccai a pensare, a ricordare i vecchi tempi che sembrano sempre più belli del presente. Eppure anche nel passato rimpiangevo il passato, e non ero mai felice al cento per cento. Strane creature noi umani, ci complichiamo sempre la vita, altrimenti sarebbe troppo noiosa…?

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Sul mio viso scese una lacrima contro la mia volontà, subito alzai lo sguardo per vedere se qualcuno mi avesse notato, cosa che non avrei mai voluto. La mia riservatezza mi aveva sempre impedito di aprirmi completamente agli altri. Nessuno mi aveva vista, almeno così mi era parso.

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raccontato da: ScrivereSognare alle ore 17:38 | link | commenti (2)
capitolo facente parte del racconto: le stagioni della vita
domenica, 15 febbraio 2009

LE STAGIONI DELLA VITA - Capitolo I

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Ero seduta ad un tavolo del solito bar, e stavo sorseggiando un aperitivo in solitudine, come capitava da un po’ di tempo a quella parte, ormai. Se avessi potuto vedere il mio futuro qualche anno prima, avrei pianto di tristezza e mi sarei depressa prima del tempo, la solitudine mi aveva sempre fatto paura. Nel profondo sapevo che quello sarebbe stato il mio destino, ma fondamentalmente non ci volevo credere, e davo ascolto ad un’inutile speranza, che mi suggeriva che un giorno sarei stata uguale a tutti gli altri: anche io avrei trovato l’anima gemella ed avrei intrapreso la vita di coppia, vita tranquilla ma che infonde sicurezza.
 
Invece nel momento in cui mi ero trovata sola avevo affrontato egregiamente quella condizione, senza tristezza e senza panico. Tutte le mie amiche, tutte le persone con le quali ero uscita poco a poco si erano create una vita con la loro metà, che incontravano per caso o che riscoprivano da amicizie datate. Mille volte mi ero posta domande su domande, per capire perché io non trovassi nessuno, per capire cosa avevo che non andasse. E dopo tante sofferenze mi ero messa il cuore in pace, rendendomi conto del fatto che io e solo io ero la causa della mia solitudine: mi ero innamorata solo una volta nella mia vita, non corrisposta, e non riuscivo però a togliermi dalla testa quella persona, creando tra me stessa e tutti gli altri ragazzi un blocco. Mi rendevo conto di questo, ma non sarei mai riuscita a cedere ai corteggiamenti del primo che me li avrebbe fatti, solo per non restare sola. La vita con quell’ipotetico ragazzo, che non avrei mai amato, sarebbe stata peggio della vita che invece stavo vivendo ora.
... continua

raccontato da: ScrivereSognare alle ore 09:46 | link | commenti (1)
capitolo facente parte del racconto: le stagioni della vita