Poco prima di entrare nel supermercato una donna coperta da un velo lo fermò e gli prese la mano. Lui la ritirò subito, pensando alle mille raccomandazioni dei genitori di stare attento con gli estranei. Ma poi incrociò i suoi occhi profondi, dolci e sinceri, e da bambino sensibile quale era, capì che di lei si poteva fidare. Le ripose la mano e lei le fece un lieve ma dolce sorriso.
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Mi fece gli auguri e mi chiese se ci potessimo incontrare. Mi disse inoltre che gli aveva fatto molto piacere scambiare quattro chiacchiere con me quella volta (che risaliva a circa quattro mesi addietro), e che era stato contento di vedermi. Inoltre confessò che sapeva che fossi in quel bar e che era venuto apposta per quello. Terminò aggiungendo che anche il suo bimbo mi voleva rivedere, e che sovente gli chiedeva di me.
Il mio primo pensiero fu di rifare subito le valige e di scappare ancora via, ma capii che non si può scappare in eterno dai sentimenti.
Allora decisi di dirgli tutto quello che provavo per lui, tutto quello che sentivo quando stavo in sua compagnia ed il nero che tornava intorno a me quando lui non c’era più. Decisi di dirgli tutto ciò, anche se i miei sentimenti li conosceva da tempo ed aveva già affermato di non corrispondere.
Ma io dovevo assolutamente parlagli ancora, ed aggiungere di non farsi mai più sentire né vedere, e consigliargli di cambiare numero di cellulare, così non avrei avuto più modo di mettermi in contatto con lui, nemmeno per sapere semplicemente come stesse, nemmeno per gli auguri in occasione delle varie festività e ricorrenze.
Mi accordai con lui per il giorno e l’orario dell’incontro: praticamente mi invitò a cena e disse che sarebbe passato lui a prendermi. Gli spiegai dove abitavo, perché era già stato a casa mia ma quando stavo ancora coi miei familiari.
Non ci potevo credere, in tutti quegli anni che avevo sperato una situazione del genere mi doveva capitare proprio ora, che avevo deciso di parlargli seriamente e di chiudere definitivamente i ponti con lui!
Sarebbe stata ancora più dura del previsto.
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Anche io negli ultimi tempi mi ero leggermente incupita, ma come avevo pensato poco prima, anche l’Uomo ha le sue stagioni.
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Entrarono dei bambini rumorosi e sorridenti, mi davano quasi fastidio perchè ero gelosa della loro allegria, della loro vivacità, dei loro occhi che brillavano… come i miei una volta. Ma poi capii che era giusto e normale così, come la natura anche noi passiamo attraverso varie stagioni che dobbiamo per forza vivere, e quella dell’innocenza ormai era rinchiusa nel profondo del mio cuore. La tenerezza però prevalse al fastidio, ed anche io sorrisi davanti ai loro visi illuminati.
Osservai bene quelle rose fresche e radiose, e la mia attenzione cadde su di un bimbo di circa tre anni, dagli occhi neri e dai capelli color oro. Quel taglio dello sguardo mi ricordava qualcosa… e quel sorriso anche.
Stavo ancora osservando quel fanciullo mentre il mio cervello fondeva, come quando non si riesce a ricordare un nome o comunque a riconoscere delle fisionomie, e ci si tartassa fino al momento in cui la memoria ci dà una mano, quando ad un certo punto sentii picchiettare sulla mia spalla. Il tocco doveva essere proprio fine e delicato, perché non mi girai subito, pensando ad una mosca o semplicemente soltanto ad una mia impressione.
Quando poi però il picchiettìo si ripetè mi decisi a girarmi ed effettivamente c’era una presenza dietro di me.
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Le amiche di un tempo erano rimaste tali, ogni tanto ci si vedeva e sentiva, quindi effettivamente non ero sola. Avevo anche l’appoggio e la compagnia della mia famiglia, e dei parenti più cari, anche se nell’ultimo periodo avevo deciso di prendere un appartamento in affitto, e di vedere se fossi in grado di cavarmela da sola.
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Ogni giorno sentivo la mancanza di un compagno col quale parlare, scambiare opinioni, discutere, ridere, dormire, mangiare… e tutti i giorni pensavo a “lui”, ormai sposato. Ogni notte qualche lacrima scendeva sul mio viso.
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Ma la vita da sola aveva anche i suoi lati positivi: avevo capito che ero in gamba, riuscivo a cavarmela da sola, ed anche il lavoro mi piaceva, impiegata in un ufficio di poche persone ma molto legate tra di loro, ero stata fortunata a trovare un ambiente così sincero, più unico che raro. Anni prima avevo avuto il coraggio di lasciare un ambiente pesante e teso, per poi rischiare di non trovare null’altro, o di cadere dalla padella alla brace. Era stata dura, era stato difficile ma ce l’avevo fatta. Dopo vari tentativi diedi ascolto al consiglio di un’amica, che mi disse che l’avrei capito io stessa quando avrei trovato il lavoro che faceva per me, l’ambiente a me consono. Ed infatti fu così, quando entrai in quell’ufficio per fare il colloquio fu amore a prima vista.
Guardai il bicchiere, era mezzo pieno, e se lo vedevo mezzo pieno significava che pensavo in positivo, però quando alzai lo sguardo dal bicchiere e non vidi nessuno davanti a me… lo vidi mezzo vuoto. Sentii un nodo in gola, che cercai di cacciare giù, operazione alquanto difficile.
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Con fatica finii il mio drink e mi bloccai a pensare, a ricordare i vecchi tempi che sembrano sempre più belli del presente. Eppure anche nel passato rimpiangevo il passato, e non ero mai felice al cento per cento. Strane creature noi umani, ci complichiamo sempre la vita, altrimenti sarebbe troppo noiosa…?
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Sul mio viso scese una lacrima contro la mia volontà, subito alzai lo sguardo per vedere se qualcuno mi avesse notato, cosa che non avrei mai voluto. La mia riservatezza mi aveva sempre impedito di aprirmi completamente agli altri. Nessuno mi aveva vista, almeno così mi era parso.
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